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Benvenuti nel sito di Socoin Affitto casa vacanza Sardegna : Le catacombe della chiesa di Sant'Antioco e la chiesa tricora e ipogea di San Salvatore a Cabras ricavata entro un edificio pagano, sono le prime testimonianze d'arte cristiana in Sardegna. Netti influssi bizantini e orientali caratterizzarono le chiese costruite, tra il V e il X sec.: la monumentale basilica dei Santi Cosma e Damiano (già San Saturnino) a Cagliari, a pianta centrale con cupola, in cui si innestano possenti volte a botte (e che più tardi, 1082, fu ampliata con un nuovo, grandioso innesto in stile romanico primitivo), la chiesa di San Giovanni in Sinis a Cabras (V sec.), ampliata anch'essa in forme romaniche (XII sec.), l'oratorio di San Giovanni ad Assemini e la chiesa di Silanus, di struttura simile, con cupolette e volte a botte.
Forme di un romanico arcaico si notano nel santuario della Madonna di Bonacattu a Bonarcado e nella chiesa di Mesumundu a Siligo, con absidi a trifoglio, mentre interessanti influssi franco-provenzali, importati da comunità monastiche, sono visibili nella rimaneggiata parrocchiale di Sant'Antioco e in quella di Sant'Efisio a Pula.
Il periodo romanico propriamente detto, che si protrasse fino a tutto il XIV sec., mescolandosi poi gradatamente con le forme gotiche, fu certamente il più alto e interessante di tutta l'arte sarda. Le prime chiese, fin verso la metà del XII sec., mostrano influssi toscani e lombardi: minuscole all'inizio (come a Bosa e a Serdiana), si fecero poi monumentali, come il San Gavino di Porto Torres, rara basilica ad absidi semicircolari contrapposte. L'influsso pisano si fece in seguito sempre più vivo, dapprima nella struttura basilicale a colonnati, poi anche negli ornamenti e, a partire dal XIII sec., nella dicromia, illeggiadrita da arcate cieche. Tra i capolavori del romanico sardo vanno ricordate le chiese di Santa Giusta, Uta, Olbia, Ardara e la solenne basilica di Tratalias, dalle curiose particolarità, mentre la chiesa di San Pantaleo a Dolianova mostra temi lombardi eccezionalmente mescolati ad altri di netta derivazione musulmana.

Nel 226 a. C. essa fu eretta a provincia insieme alla Corsica. I Romani continuarono a lungo a trattarla come una terra di conquista senza concedere, per tutta l'età repubblicana, la libertà a nessuna città: numerose furono perciò le rivolte degli indigeni sardi e degli immigrati punici, tra cui particolarmente violente quella organizzata dal latifondista cartaginese Amsicora (216 a. C.) e quella del 178 a. C. che fu domata da Sempronio Gracco con riduzione in schiavitù di decine di migliaia di uomini riversati nelle campagne d'Italia. Alla fine del sec. II a. C. le sommosse ebbero fine, ma la resistenza a Roma continuò a manifestarsi nell'interno attraverso fenomeni di banditismo. Cesare concesse a Cagliari i diritti civili romani mentre Turris Libissonis (Porto Torres), Sulcis e Tharros divennero colonie. Durante l'impero la Sardegna fu separata dalla Corsica e amministrata come provincia imperiale: essa andò lentamente romanizzandosi, pur conservando caratteristiche sue proprie e, più tardi, altrettanto lentamente si cristianizzò. Verso il 455 i Vandali, guidati da Genserico, iniziarono l'occupazione, che però, non avendo carattere stanziale, non lasciò tracce evidenti. Dopo meno di un secolo ritornò sotto l'amministrazione imperiale in seguito alla vittoriosa spedizione contro i Vandali (533-534) di Belisario, generale di Giustiniano. L'imperatore provvide a insediarvi un comando militare per la difesa e un giudice per l'amministrazione. Il dominio, fiscalmente oppressivo e incurante del benessere locale, aggravò la decadenza già in atto e lasciò l'isola esposta a scorrerie, invasioni e distruzioni operate dai Goti, dai Longobardi e soprattutto dagli Arabi che infestarono per secoli le coste. Mentre il potere di Bisanzio diveniva un diritto privo di efficacia, la mancanza di difesa fece emergere altre forze: si formarono lentamente i giudicati, che di fatto agirono come Stati indipendenti e furono caratteristici dell'isola. La loro origine è piuttosto controversa. La gravità delle incursioni aveva indotto i Bizantini a riunire tutti i poteri nelle mani del giudice, ma la conformazione geografica ne intralciò gli interventi.

 

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