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| Benvenuti nel sito di Socoin Vacanze Sardegna : Nella produzione agricola, grande importanza rivestono la viticoltura, che dà pochissima uva da tavola e ottimo vino di qualità (poco meno di 1 milione di hl), e l'orticoltura (oltre il 21% della produzione nazionale di carciofi); in progresso è la floricoltura in serre. Recentemente, in seguito alla riduzione della superficie agraria seminata a frumento, si è avuto un lieve declino produttivo, più sensibile per il grano duro: complessivamente (grano duro e tenero) la produzione è di un milione e mezzo di q, con una resa vicina ai 20 q per ha. Produzione e superficie seminata a granturco sono invece in aumento. Buone anche le produzioni di riso, avena, patate, barbabietole da zucchero, tabacco, pesche, pere, mandorle e delle varie specie di agrumi. Più di un terzo del patrimonio italiano di ovini appartiene alla regione sarda (oltre 4 milioni di capi). Oltre che per gli ovini, la Sardegna è al primo posto tra le regioni italiane anche per i caprini, con poco più di 300.000 capi. Il 90% del latte prodotto da ovini e caprini è destinato alla produzione di formaggi, mentre il latte di produzione bovina è per metà trasformato in prodotti lattiero-caseari e per metà destinato al consumo diretto. La produzione regionale di lana sucida è la massima in Italia. Poche sono ancora le cooperative nel settore primario dove tuttavia la cooperazione si sta affermando nella vitivinicoltura (cantine sociali); attivi sono invece gli enti di sviluppo. La superficie ricoperta di boschi ammonta a 440 mila ha: la più estesa dell'Italia meridionale e insulare, dopo quella della Calabria. Come in tutta Italia, grandi estensioni di terreni coltivati marginali e di pascoli sono stati abbandonati al pascolo naturale e all'incolto. In Sardegna questi abbandoni hanno raggiunto punte massime. L'azione di rimboschimento è in grave ritardo, ostacolata da condizioni poco favorevoli (forte ventosità). I boschi coprono meno di un quinto del territorio e sono i più colpiti in Italia dagli incendi periodici, con una forte componente dolosa. Svantaggiata dall'isolamento, l'economia sarda si è indubbiamente giovata dell'acquisizione dell'autonomia regionale. Nel dopoguerra la struttura produttiva si è diversificata e consolidata: tale evoluzione ha però interessato in modo molto diseguale il territorio della Sardegna. Negli anni Cinquanta del XX secolo la forte specializzazione nel settore agricolo, caratteristica dell'isola, era bilanciata da un discreto sviluppo del settore industriale: grandi imprese operanti nelle attività minerarie e metallurgiche si affiancavano a un tessuto di piccole imprese nei settori tradizionali (tessile, alimentare). Dall'inizio degli anni Sessanta lo sviluppo delle misure economiche dell'"Intervento straordinario per il Mezzogiorno", che prevedeva l'affiancamento a misure finanziarie e fiscali di opere miranti a dotare le regioni di infrastrutture indispensabili al decollo economico, contribuirono a realizzare in Sardegna una forte crescita economica, protrattasi fino alla metà degli anni Settanta. I settori principalmente interessati furono quello industriale, energetico, chimico e delle costruzioni. La crisi petrolifera del 1973-74 ebbe per la Sardegna forti ripercussioni negative: diminuirono le risorse finanziarie pubbliche destinate allo sviluppo dell'isola, e anche il comparto chimico conobbe una pesante recessione. La L.R. 268/1974 tentò di favorire il potenziamento della piccola e media industria: dopo una breve ripresa i settori chimico, tessile e metallurgico hanno ceduto. La crisi, produttiva e occupazionale, si è protratta fino agli anni Novanta, registrando un picco negativo nel periodo 1990-98. I principali nuclei di industrializzazione sono quelli di Cagliari, Porto Torres-Sassari, Olbia-Golfo degli Aranci, Tortolì-Arbatax, Oristano e Iglesias-Sant'Antioco; piccole imprese locali operano poi in produzioni tradizionali (alimentare, tessile). Solamente nel comparto energetico l'isola riesce a essere competitiva con il resto del Paese, mentre in quello manifatturiero la produttività, sotto il 70%, è di gran lunga inferiore a quella delle restanti regioni. |
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