Vendita case Porto Rotondo

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Benvenuti nel sito di Socoin Vendita case Porto Rotondo : Olbia, fino al 1939 Terranova Pausania, comune della Sardegna nordorientale (prov. Sassari), a 15 m d'alt. nella Gallura, in fondo al golfo di Olbia; 413,73 km²; 30.787 ab. (Olbiesi o Olbiensi). Porto assai attivo con lo scalo di Olbia Marittima (il primo dell'isola per traffico passeggeri; il secondo dopo Cagliari per le merci), Olbia è importante mercato agricolo (prodotti ortofrutticoli, cereali) e centro commerciale e industriale, con industrie conserviere del pesce, tessili (confezioni, tappezzerie, tendaggi), del legno (mobili rustici), della ceramica, ecc. Importanti la pesca (aragoste) e i vivai di mitili e ostriche. Assai sviluppato il turismo balneare nelle rinomate spiagge di Lido del Sole, Marinella e di Golfo degli Aranci (scalo marittimo specialmente utilizzato per i prodotti agricoli, situato nella splendida insenatura omonima). Numerose le grotte marine e, nel golfo, le suggestive isole di Tavolara e Molara. Aeroporto turistico (Venafiorita); sede dell'Alisarda.
Interessante monumento romanico-pisano è la chiesa di San Simplicio (secc. XI -XII), già cattedrale. I trattati di Utrechtt (1713) e di Rastatt (1714) assegnarono l'isola all'Austria, ma la Spagna non si rassegnò e tentò la riconquista. Sconfitta dalla Quadruplice Alleanza (Francia, Inghilterra, Austria, Olanda) col Trattato di Londra (1718) dovette rinunciare definitivamente a favore di Vittorio Amedeo II di Savoia, che prese possesso della Sardegna (1720) inviando il barone di Saint-Rhémy col titolo di viceré. Ebbero inizio allora alcune riforme, continuate con più ampio respiro da Carlo Emanuele III (1730-73) per dare vita all'industria, rianimare l'agricoltura, riordinare l'amministrazione e la giustizia, limitare i privilegi, soprattutto del clero.

Le strutture feudali, che tuttavia persistevano, cominciarono a destare insofferenze e fermenti, specialmente dopo lo scoppio della Rivoluzione a Parigi (1789). Il malcontento non impedì però che i rami del Parlamento, gli stamenti, raccogliessero truppe locali e sventassero i tentativi di sbarco della flotta francese (1792-93). In compenso della fedeltà chiesero al re riforme costituzionali. Il rifiuto provocò una rivolta che, nata a Cagliari (1793), dilagò in tutta l'isola scacciando i Piemontesi. Il moto tuttavia mantenne un carattere economico e sociale più che politico: fu volto contro i grandi feudatari e non contro la sovranità dei Savoia, che anzi furono accolti esuli (1799). La lotta antifeudale si acuì nel 1795 con la spedizione contro i maggiorenti di Sassari; ma le grandi famiglie, costretto alla fuga Gian Maria Angioj, capo dei rivoluzionari, predominarono nonostante il ripetersi delle sommosse. Carlo Felice, prima come viceré poi come re, cercò di sanare le contese con quelle riforme che i suoi principi antiquati gli permisero. Più innovatrici invece quelle di Carlo Alberto: abolizione dei diritti feudali (1835) e, su richiesta del Parlamento sardo, parità di diritti col Piemonte (1848). L'insorgere di altri gravi problemi minimizzò i miglioramenti. Questi divennero più sensibili solo dopo l'unità d'Italia (1861), favoriti da uno sfruttamento minerario più intenso, dalla costruzione di ferrovie, da incentivi industriali. Ciononostante il progresso era lento anche per l'accentramento politico e amministrativo non sempre consono agli interessi isolani. Nel primo dopoguerra vi fu un tentativo per una maggiore autonomia. Di tale necessità si rese interprete il Partito Sardo d'Azione, costituito durante un congresso di combattenti a Oristano, alla vigilia delle elezioni del 1921, ma il fascismo pose fine alle speranze e presunse di risolvere il problema con la costruzione del centro minerario di Carbonia (1936) e di alcune bonifiche. L'ultima guerra e i bombardamenti lasciarono l'isola prostrata.




 

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